La Riserva naturale Monte Soratte
Il territorio della Riserva si estende per 410 ettari sulla superficie del monte dal quale prende il nome, svettando nel paesaggio pianeggiante della valle del Tevere, tra la Via Flaminia e il fiume a circa 40 Km. a nord di Roma. Nonostante la cima più alta raggiunga solo la quota di 691 metri, dalla sommità del monte si può ammirare un panorama unico, che va dal Monte Terminillo al Monte Amiata, fino al Lago di Bracciano e più oltre al Mare Tirreno. La composizione calcarea delle rocce dà origine a fenomeni carsici sia in superficie che in profondità. Alcune delle cavità prodotte, come la Grotta di S. Lucia, conferiscono un valore inestimabile alla Riserva. Anche la vegetazione del Monte Soratte, analogamente alle caratteristiche geologiche, si differenzia nettamente dal paesaggio circostante, formando un’entità nettamente riconoscibile.
Vegetazione
La vegetazione del monte Soratte, coerentemente con le
caratteristiche geomorfologiche del sito, si differenzia nettamente dalla
vegetazione delle aree circostanti, di altitudine inferiore, formando un’entità
paesaggistica nettamente riconoscibile. Sul monte, a partire da circa 200-300
metri s.l.m., si sviluppano comunità vegetali in cui convivono sia specie
caducifoglie che sclerofille sempreverdi. Anche l’esposizione contribuisce a
differenziare la vegetazione. Sul versante nord-est, più fresco, si possono
osservare boschi con dominanza locale di caducifoglie come il carpino nero (Ostrya
carpinifolia), il carpino orientale (Carpinus orientalis), l’orniello (Fraxinus
ornus), e l’acero minore (Acer monspessulanum), misti a specie sempreverdi come
il leccio (Quercus ilex); sul versante esposto a sud-ovest la vegetazione assume
in larga parte la struttura di cespuglieto o boscaglia, dominati da leccio,
acero minore, terebinto (Pistacia terebinthus), fillirea (Phyllirea latifoglia)
e orniello. A questa rara comunità vegetale, descritta per la prima volta sul M.
Soratte, è stato dato il nome di “Quercetum galloprovinciale aceresotum
monspessulani” (subassociazione).
La copertura arborea è affiancata localmente da comunità vegetali arbustive ed
erbacee molto ricche floristicamente, come il versante sud-occidentale dove
l’affioramento di roccia calcarea e l’esposizione concorrono a creare condizioni
di aridità con tipiche e singolari formazioni a gariga, caratterizzate
dall’euforbia cespugliosa (Euphorbia characias) e dall’elicriso (Helycrisum
italicum).
Popolano questi ambienti di pascolo e prati aridi specie rare quali lo
zafferanastro giallo (Sternbergia lutea) e la più comune orchidea gialla (Orchis
provincialis).
Alla base del rilievo, nelle zone meno acclivi, il tipo di substrato ha favorito
la presenza di boschi cedui con cerro (Quercus cerris) e carpino orientale (Carpinus
orientalis) che, anche se di estensione limitata, costituiscono un importante
elemento di continuità con il paesaggio circostante esterno alla riserva.
All’interno della Riserva, diversamente dal territorio circostante, le aree
destinate a colture agrarie sono molto circoscritte, ma rivestono un particolare
interesse come testimonianza di usi tradizionali di coltivazione, come ad
esempio le viti “maritate”, che utilizzano come sostegno piante da frutto o
alberi di piccola taglia.
Geologia
La Riserva Naturale
del Monte Soratte comprende tutto il rilievo carbonatico del Monte Soratte fino
a Monte Piccolo a Sud-Est (escluso il centro abitato di Sant’Oreste), elevandosi
con pareti molto ripide dalla zona pianeggiante alla destra del Tevere. Il
rilievo ha una forma ellittica lunga 5,5 Km., orientata NO-SE, con la vetta più
alta a quota 691 metri.
Il Monte Soratte, se ora appare come un’isola terrestre nella valle del Tevere,
in tempi remoti fu una vera isola del mare, quando nel corso del Pliocene tutte
le zone circostanti vennero invase dalle acque marine. A testimonianza di quel
periodo l’area circostante il rilievo è caratterizzata da sabbie e argille che
si sono formate dai sedimenti marini.
Il massiccio del Soratte con la sua morfologia isolata
nella campagna, ben rappresenta la grande isola calcarea emergente dal mare
pliocenico che lambiva le falde dei Monti Prenestini e Sabini.
Il frammento antiappenninico tirrenico costituito dai Monti Cornicolani - Monte
Soratte rappresenta l'ultimo lembo carbonatico presente in quella vasta porzione
del Lazio nota nella letteratura geografica come Tuscia Romana.
L'area è caratterizzata da importanti esempi di carsismo ipogeo localmente
denominati "meri", impostati nella formazione geologica del "Calcare Massiccio
di età Triassica (circa 200 milioni di anni fa).
Storia
All’interesse
naturalistico la Riserva unisce quello storico-monumentale per la presenza di un
percorso degli eremi che testimoniano la vocazione religiosa del sito,
conosciuto sin dai tempi più antichi come la “Montagna Sacra”.